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Fantascienza e politica (1)

Su fantascienza e politica si discute dai tempi di Robot e della guida Feltrinelli "Un'ambigua utopia", e mi ricordo le discussioni al nucleo di Lettere del Manifesto con un paio di giovani ricercatori (allora) di letteratura anglo-americana come Franco Moretti e sopratuttto Sandro Portelli, un pioniere nello studio accademico della fantascienza.

Ora, io sono un appassionato (bè, non nel senso dei fan che vanno alle convention vestiti da Imperial Stormtroopers di Star Wars o con le orecchie a punta...e poi io tuttalpiù potrei mettermi in costume da bagno e passare per un Ewok, tra statura e pelame) e un lettore onnivoro e bilingue: anzi, quasi monolingue, nel senso che leggo molto più in inglese che in italiano.

Memore dei miei trascorsi politici e delle lezioni di metodo acquisite in quegli anni (bella 'sta frase, suona così accademica...), penso di avere un certo orecchio per individuare il sottotesto politico di quello che leggo. Anche la narrativa di genere crea senso comune ed egemonia, come ci ricordava Gramsci (uno si legge certe noterelle su Verne e Wells nei Quaderni e poi pensa a una storia alternativa dove Piero Sraffa da Cambridge lo abbona a qualche rivista della Golden Age come Astounding...un intero Quaderno dal carcere sulla fantascienza, ci pensate?)

Nei successivi post mi dedicherò in modo brutale e fazioso (uno non frequenta americani orgogliosi del Primo Emendamento senza qualche conseguenza) ad analizzare la politica sottotraccia a molti romanzi, spesso non tradotti in italiano. Talvolta, con la sentita speranza di scoraggiare eventuali traduzioni italiane...

 

Pubblicato il 14/7/2008 alle 16.22 nella rubrica Fantascienza.

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